Una selezione dei principali spettacoli realizzati nel corso degli anni.
Ogni progetto rappresenta una tappa significativa del percorso artistico, documentando evoluzioni, collaborazioni e attraversamenti tematici.
CREDITI | Testo Elaine Vilar Madruga| Regia Alina Narciso| In scena Walfrido Serrano, Lisandra Hechavarría Furto, Abdel Armando Euas Quiala | Musica dal vivo Diosnelvis Ortiz Salazar, Daniel Torres Alvaredo, Yoleandro Portuondo Anaya, Lazzaro Della Valle Frómeta | Progettazione luci Ismael Reyes Cheo| Voce registrata, Adelaida Dejuan | Assistenza alla regia Rey Pascual, Alexander Legró | Produzione Joaquín Castellano | Coproduzione Metec Alegre – Il Molo
Corazón de Esfinge
Un’antica tragedia torna a respirare nel corpo di una città contemporanea. Corazón de Esfinge, testo di Elaine Vilar Madruga, riprende il mito di Edipo e lo colloca nella Cuba del XXI secolo, intrecciando tradizione classica e storia recente. La scena diventa spazio ibrido, attraversato da linguaggi e geografie differenti: il coro greco si trasforma in Conga, il rito teatrale si apre agli spazi pubblici, il mito si confronta con il presente. Edipo appare come figura logorata, privata della centralità eroica, mentre Giocasta assume una voce autonoma, ribaltando il destino tragico e aprendo nuove prospettive sull’enigma della Sfinge. La regia costruisce un impianto visivo essenziale, fondato sull’“Immagine-Metrica” e su un minimalismo simbolico che intreccia dimensione poetica e tensione politica.
La Lupe – Con el diablo en el cuerpo
Uno spettacolo dedicato a Guadalupe Victoria Yolí Raymond, nota come La Lupe, figura leggendaria della musica cubana degli anni Sessanta. Cantante irriverente e magnetica, capace di unire frenesia, teatralità e libertà espressiva, La Lupe ha incarnato un modello femminile fuori dagli schemi, pagando con l’emarginazione e l’oblio la propria radicale originalità. La scena restituisce la sua Santiago de Cuba: i ritmi della Conga, le strade di San Pedrito, l’energia del cabaret e l’eco di una voce capace di attraversare gloria e caduta. Tra mito popolare e memoria urbana, lo spettacolo costruisce un omaggio a un’artista che ha trasformato il canto in gesto di rivolta, affermando una libertà femminile e identitaria in anticipo sui tempi. Presentato inizialmente in forma di lettura drammatizzata nell’ambito della Bienal internacional de dramaturgia femenina “La escritura de la/s diferencia/s” (L’Avana, 2013), il progetto nasce dall’adattamento di Odalis Ferrer dal testo di Gerardo Fulleda e si inserisce nel dialogo interculturale che ha segnato il percorso della compagnia tra Cuba e Italia.
CREDITI | Drammaturgia Odalis Ferrer (da Remolino en las Aguas di Gerardo Fulleda) | Regia Alina Narciso| In scena Lisandra Hechavarría Hurtado | Percussioni Giovanni Imparato | Costumi Violetta Di Costanzo | Allestimento scenografico Lucio Calandrella | Produzione Metec Alegre
CREDITI | Testo e regia Alina Narciso | Musiche originali e dal vivo Walfrido Domínguez | Premi Vincitore XIII Premio Nazionale di Drammaturgia “Il Paese delle Donne” – Sezione Teatro Menzione – Premio Don Chisciotte (Osservatorio permanente per il teatro, presieduto da Franco Quadri)
Malena
Vincitore della XIII edizione del Premio Nazionale di Drammaturgia “Il Paese delle Donne” – Sezione Teatro, Malena esplora il tema della follia femminile come metafora di un’esistenza plasmata dal mito dell’amore. Il testo, visionario e febbrile, alterna ironia e intensità drammatica in un flusso di memoria che rende il passato una presenza costante, capace di attraversare il presente e sfidare persino la morte. “Arrivai qui, in questo albergo con una sola valigia…”: da questa soglia prende avvio il racconto della protagonista, ambientato in un albergo di montagna sospeso tra realtà e immaginazione. Sulle note di Volver, il tango diventa filo conduttore di ossessioni, desideri e impossibilità di ritorno. La struttura circolare del testo sottolinea la ripetizione di un destino che riflette la condizione di molte donne. Il reading si configura come dialogo tra attrice e musicista: la musica originale composta ed eseguita dal vivo da Walfrido Domínguez, interviene come vero e proprio personaggio, commentando e amplificando il flusso interiore della protagonista.
La Audiencia de los Confines – Primo saggio sulla memoria
Testo di Jorgelina Cerritos, La Audiencia de los Confines prende avvio da un riferimento storico: l’istituzione, nel 1542, dell’Udienza dei Confini da parte della Corona Spagnola per controllare i territori del Centro America. A distanza di secoli, quel “confine” diventa metafora di una condizione ancora attuale, segnata da marginalità, ingiustizia e memoria ferita. Lo spettacolo si svolge in una notte sospesa che non riesce a cedere il passo all’alba. In questa oscurità simbolica si muovono tre figure – Carola (la Verità), Alonso (la Storia) e Mauro (la Memoria) – attraversando le macerie di un passato segnato dalla guerra civile salvadoregna, da 75.000 vittime e dall’assassinio di Monsignor Óscar Romero. Tra realismo e dimensione onirica, il testo intreccia teatro civile e poesia, esplorando il rapporto tra verità storica e memoria individuale. La regia costruisce un impianto scenico sospeso tra farsa e pamphlet, lavorando su segni simbolici e trasfigurazioni visive che amplificano la tensione verso una “udienza” ancora attesa.
CREDITI | Testo Jorgelina Cerritos | Regia Alina Narciso | In scena Mayra Mazorra, Walfrido Serrano, Kelvis Sorita | Saxofono Iván Sánchez Guardiola | Contrabbasso Corrado Cirillo | Voce Maria Carmela Lubrano | Musica originale Iván Sánchez Guardiola, Valerio Virzo | Disegno costumi e marionette Eduardo Arrocha | Realizzazione audiovisiva Mildrey Ruiz | Allestimento Lucio Calandrella | Luci Antonio Gatto | Tecnico video Mariano Soria | Aiuto regia Alessandra Borgia
CREDITI | Fotografie Salvatore Esposito | Testo Alina Narciso | In scena Alessandra Borgia | Musiche originali e dal vivo Valerio Virzo
Le Voci del Vicolo – Radiodramma per voce e sassofono
Un progetto che nasce dall’incontro tra fotografia, parola e musica. Gli scatti di Salvatore Esposito restituiscono un’umanità poetica, eccentrica e meticcia: figure come la “Russulella”, la “Tarantina” o Gennaro De Vito detto “Sirfi Vartan ‘a corta” emergono come presenze vive, sospese tra memoria popolare e discriminazione storica, ricordando che la marginalità istituzionale non appartiene a un passato remoto. Da queste immagini prende forma il testo teatrale di Alina Narciso, che traduce i volti in voce e corpo. Attraverso la scena si svela la potenza del cliché del “femminile”, interpretato in eccesso dai femminielli, capace di rendere visibili i meccanismi di un immaginario collettivo ancora operante. Tra ironia e consapevolezza, lo spettacolo costruisce un omaggio alla differenza dichiarata, alla scelta di esistere controcorrente, trasformando la fragilità in gesto di libertà.
Strip Tease
Scritto da Agnieska Hernández Díaz, Strip Tease è un testo vincitore per Cuba della V edizione della Biennale internazionale di drammaturgia femminile “La scrittura della differenza”, selezionato da una giuria internazionale per la messa in scena al Teatro Mercadante di Napoli. La regia di Alina Narciso ne ha curato una doppia versione, cubana e italiana, presentata tra Santiago de Cuba, L’Avana e Napoli. La vicenda ruota attorno a Sabrina e Manolo, due vicini di casa che abitano nello stesso edificio degradato senza conoscersi davvero. Si osservano dalle finestre, costruendo fantasie reciproche in una dimensione chiusa, segnata da isolamento e agorafobia. Unico spazio di luce è il Giardino giapponese, metafora dell’incontro autentico e del desiderio di apertura. Tra realismo e taglio cinematografico, la regia intreccia intimità e distanza, restituendo il ritratto di due solitudini nella Cuba contemporanea.
CREDITI | Testo Agnieska Hernández Díaz | Regia Alina Narciso | In scena (Cuba) Zonia Morales, José Pascual Varona | In scena (Italia) Alessandra Borgia, Marcello Romolo | Musica dal vivo (Cuba) Walfrido Domínguez | Musica dal vivo (Italia) Valerio Virzo | Disegno video Alessandro Papa, Ramón Ramós | Disegno luci (Cuba) Israel Reyes | Disegno luci (Italia) Antonio Gatto | Costumi Maria Rosaria Riccio | Allestimento Lucio Calandrella | Foto di scena Salvatore Esposito
Muna Anyambe
Debuttato a Barcellona nel 1999, Muna Anyambe nasce da un percorso laboratoriale condotto da Alina Narciso e dallo scrittore camerunense Inongo Vì Makomé con artisti africani, afro-discendenti e catalani. Il progetto prende avvio da un processo di decolonizzazione mentale, volto a superare stereotipi culturali e a mettere in dialogo universi espressivi differenti. Da questo lavoro collettivo emerge una riscrittura contemporanea di un mito africano della creazione, centrata sui temi universali di vita, morte e amore. La vicenda racconta di Anyambe, divinità che vive sulla terra con la figlia Emeno, promessa in sposa a tre uomini. Quando la Morte la sottrae al mondo, Anyambe tenta invano di opporsi al destino e infine abbandona la terra. Le maschere africane diventano ponte tra ritualità e teatro contemporaneo, in un dispositivo scenico che integra tradizioni, linguaggi e mitografie diverse. La versione italiana, presentata a Napoli nel 2000 con l’integrazione di attori napoletani, ha ricevuto il Premio Girulà Teatro a Napoli per la Migliore Drammaturgia (stagione 2000–2001), per una proposta capace di coniugare dialogo interculturale e ricerca scenica.
CREDITI | Ideazione e regia Alina Narciso | Testo Inongo Vì Makomé | In scena Alejandra Ergido Cervera (Cuba), Rosario Cardettino (Italia), Jacoubou Ibrahim (Benin), Isaac Outtara Lacina (Costa d’Avorio), Paola Ricciardi (Italia), Rosi Dos Santos Sousa (Brasile) | Produzione Metec Alegre | Riconoscimento Premio Girulà! Teatro a Napoli – Migliore Drammaturgia (2000–2001)










